Cronache

The House Doesn’t Always Win. Ovvero: la Panchina

Timbro letto per voi

Quando Fustella Rotante partì, ormai quasi due anni fa, ero stato assoldato per occuparmi di Keyforge, in qualità di esperto di giochi di carte. In realtà credo fosse solo una scusa per avere qualcuno da bullizzare in trasmissione, ma ormai c’ero e non potevo tirarmi indietro. Prima del gioco dei forgiatori però, avevo avuto una lunga e infruttuosa relazione con Magic (infruttuosa per me, visto i soldi che c’ho buttato nel corso degli anni). Il fatto che io ami i card game è ormai appurato quindi e credo che The House Doesn’t Always Win non farà differenza.

Tutta questa passione però nasce già in tenera età, quando passavo i pomeriggi a guardare mio nonno e i suoi amici coetanei a giocare a carte, sulla panchina sotto la mia terrazza. Briscola e scopa principalmente, con annesse bestemmie, risate, chiacchiere e incazzature. Era familiare, intimo, emozionante. Vederli combattere con quei rettangolini di cartoncino in mano era oltre l’epico. Tra le dita stringevano un vero e proprio mondo, un campo di battaglia pronto a esplodere: forse loro non ne erano del tutto consapevoli, ma chi ha creato THDAW decisamente sì.

The House Doesn’t Always Win e il 7 di picche

Michael Whelan ha creato The House Doesn’t Always Win per parlare di rivoluzione attraverso un mazzo da poker. In un mondo in cui tutto il potere è incentrato nella casata dei Diamonds (Quadri), i popoli degli Hearts (Cuori), delle Spades (Picche) e dei Clubs (Fiori) si uniscono, in un intreccio di alleanze e tradimenti, per liberare le proprie genti. Si tratta di un gioco di ruolo da tavolo che fa della sua immediatezza il suo punto di forza. In pochi minuti potremo sia imparare a giocare che preparare lo scenario per iniziare la nostra partita. L’elemento più interessante di THDAW sta nel condensare un mondo in quelle che sono le dinamiche di un mazzo di carte, piegandone le meccaniche classiche.

The House Doesn't Always Win, la copertina
The House Doesn’t Always Win, la copertina

Come Quando Fuori Piove

Si inizia togliendo tutti i Diamonds dal mazzo, lasciando solo alcune carte sul tavolo che andranno a rappresentare indizi, informazioni, obiettivi strategici che i nostri personaggi cercheranno di ottenere. Già, i nostri personaggi: i giocatori andranno a impersonare letteralmente le figure dei semi delle carte da gioco. Regine, Fanti e Re con poteri unici ci permetteranno di mettere in atto manovre di guerriglia e sabotaggio ai danni dei Quadri padroni. Per compiere le nostre azioni andremo a pescare le carte dal mazzo rimanente, scoprendo di volta in volta quale sarà l’esito. Sarà importante saper gestire gli scarti, memorizzare le carte, tenere d’occhio la mano dei nostri compagni/avversari, senza dimenticare che l’obiettivo primario è quello di ribaltare il regime.

Cuori, Picche e Fiori contro il regime
Cuori, Picche e Fiori contro il regime

The House Doesn’t Always Win, un mondo del mazzo

Il gioco si compone di scenari, ideati e realizzati da una folta schiera di designer e magnificamente illustrati da artisti con stili unici e caratterizzati. Nel manuale però è presente anche una guida per la creazione di scenari homebrew. Grazie alle linee tracciate dall’autore e dagli altri sviluppatori, avremo così la possibilità di sbizzarrirci in un mondo vasto quanto sono i limiti del nostro immaginario. Un sistema semplice, ma al contempo emozionante, che promette di dare un nuovo lustro ai vecchi mazzi di carte.

I Quadri, i Denari, l'Oppressore
I Quadri, i Denari, l’Oppressore

La campagna Kickstarter

Non credo che a mio nonno sarebbe piaciuto The House Doesn’t Always Win, ma non credo amasse neanche il poker. Questo gioco è stato pensato proprio per chi vuole far battaglia con le carte, per tutti coloro che pensano che i Quadri non possono sempre vincere, per chi come me guarda negli occhi il gobbo di fiori e si chiede “cosa starà pensando?”

La campagna, che trovate qui, scade tra pochi giorni e il pledge per la versione pdf del manuale è fissato a 12 £. Posso dirvelo con certezza: questo gioco lo prendo.

Poi chiamo qualche amico, mi siedo sulla panchina sotto la mia terrazza, e combatto.

 

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Nicola Patti

Suo nonno e i suoi amici si mettevano davanti casa per giocare a briscola fino a notte. Lui voleva giocare con loro. E così è iniziato il suo amore per i card games. E poi giochi da tavolo, giochi di ruolo, giochi di ruolo dal vivo, videogames. Se solo non fosse uno dei peggiori strateghi e tattici sulla faccia della terra, se solo avesse voglia di leggere i regolamenti, se solo non fosse sfigato con i dadi sarebbe un ottimo giocatore. Da sempre sostiene che morire giocando è il secondo miglior modo per morire.

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