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Metamorfosi: non sarò ancora me stesso

Metamorfosi è un gioco di ruolo horror in solitaria scritto Will Thompson nel 2022 ed edito in Italia nel 2023 a cura dello staff di Narrattiva, che si è proposta lo sfidante compito di portare nel mercato italiano un gioco in solitaria dai toni sicuramente molto raccapriccianti e inquietanti, cercando di regalarci in italiano un piccolo esperimento, vedremo insieme se ha avuto successo.

La prima di copertina di metamorfosi

Il mio corpo che cambia

Metamorfosi è la storia di una mutazione incontrollata che avviene senza che nessuno possa frenarla. Il protagonista del gioco siamo noi stessi: trovatosi in isolamento per un non determinato motivo (da scegliere nelle prime fasi del gioco) saremo vittima di un cambiamento che ci trasformerà gradualmente in una bestia informe: tutte le parti del nostro corpo si trasformeranno diventando qualcosa di orribile e di raccapricciante, fino ad arrivare a trasformarci in qualcosa di completamene diverso, bestiale e dominato da istinti animaleschi fuori controllo. Vittima e testimone impotente della nostra trasformazione è il nostro Compagno, l’unica persona con cui condividiamo la routine monotona del nostro isolamento, prima che tutto crolli in un baratro di follia.

Il tema di Metamorfosi richiama ovviamente alcuni cult del cinema body horror tanto caro agli anni 80/90 tra cui, consigliati dal manuale stesso, vi esorto a vedere la Mosca, cuore pulsante di questo gioco e principale fonte dell’ispirazione, e Hellraiser, il quale nella mia modesta opinione è stato capace di disegnare un immaginario orrorifico da cui cogliere a piene mani per descrivere le mutazioni che subiremo in questa esperienza agghiacciante.

l'inquietante cambiamento di Metamorfosi

Diario dell’orrore

Metamorfosi è a tutti gli effetti un journaling game, ovvero un gioco di ruolo (da giocare spesso da soli, come la modalità in solitario di Nobi Nobi GDR) in cui il risultato delle nostre azioni, dei nostri sentimenti e delle nostre paure viene trascritto su un Diario, che può rappresentare sia un flusso di pensieri del protagonista che un vero e proprio diario dove trascrivere ciò che accade.

Nel pratico si prende un supporto fisico (nel mio caso un PC) e si inizia a scrivere in base a una serie di input dati dal manuale stesso.

In metamorfosi il racconto si sviluppa nel corso di sette giorni, dove il nostro protagonista inizia a mutare completamente in maniera graduale e inesorabile. Gli input per scrivere e per fare andare avanti la storia sono dati attraverso l’estrazione delle carte: utilizzando un mazzo da poker e dividendolo in tre mazzi ordinati in base al seme (fiori, picche e quadri e cuori insieme) si estrae una carta per ogni mazzo per scoprire cosa succede nella giornata di gioco. La prima carta ti racconta come il tuo corpo cambia e quali sono le domande a cui rispondere in merito alla mutazione subita. Il mazzo delle picche rappresenta gli Eventi: ovvero quegli accadimenti che coinvolgono noi e il nostro Compagno e a cui dovremo reagire attraverso le Sfide.

Le Sfide, rappresentate dal mazzo di quadri e cuori, rappresentano come ci poniamo di fronte agli eventi che ci capitano ogni giorno e come li superiamo, nel bene o nel male.

L’ultima meccanica presente all’interno del gioco è rappresentata dai Ricordi dai Legami: i primi sono oggetti fisici con un significato emotivo, mentre i secondi sono delle esperienze vissute con il nostro compagno che rimangono nel nostro subconscio e ci aiutano e restare umani. Sia Ricordi che Legami possono Rompersi o Perdersi durante il gioco, e non possederne da “sacrificare” si traduce in un fallimento nella maggior parte delle situazioni. Il sistema è basilare e permette immediatamente di identificare quali meccaniche saranno utili a quali momenti della narrazione. Gli eventi sono vari e ben congegnati, mentre le mutazioni sono si ampie, ma talmente casuali nel loro avvicendarsi che per quanto il cuore del gioco parli di una mutazione in una bestia indicibile e indescrivibile, nella mia partita per esempio si è creata una accozzaglia informe estremamente buffa a volte (a detta anche del mio personaggio!)”

tutto in Metamorfosi ha delle conseguenze

Metamorfosi: ACTUAL PLAY!

Per questa recensione non mi sono voluto fermare ad una analisi del gioco nelle sue componenti, poiché come detto il sistema è basilare e spiegarlo in maniera asettica avrebbe impoverito l’esperienza totalizzante che si crea quando sei davanti a carta e penna e ti ritrovi a essere stimolato costantemente dagli input del manuale! Ho deciso così di trascrivere in maniera integrale il mio Diario di Gioco, omettendo ovviamente tutti i passaggi di regolamento (anche per non fare spoiler) e lasciarvi unicamente intuire attraverso la narrazione, che in questo caso si tramuta in un flusso di pensieri del protagonista, cosa sta accadendo mentre gioco.

Buona Lettura!

la perdita del Compagno in Metamorfosi
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Prologo

in questa prima fase il gioco mi ha chiesto di ideare lo scenario all’interno del quale avvengono le vicende di Metamorfosi. Ho deciso di trasformare questa creazione in una pagina di diario per dare inizio alla narrazione.

“Posso abituarmi a tutto, ma non riesco proprio ad abituarmi al freddo che fa su questa isola durante la notte. Chissà se sull’Isola dei Famosi durante la notte ai naufraghi danno qualche coperta per dormire. Cazzo quante puntate di And Just like that mi sono perso in questi tre mesi. Però devo dire che a volte il silenzio del mare ti dona una pace che nemmeno il rumore di sottofondo della TV ti potrebbe mai donare. All’inizio la paura di essere un naufrago mi aveva soffocato, ma adattarsi a questa vita è stato sorprendentemente semplice. Mi fa ridere il fatto che uno dei regali di Sofia prima di partire per questa vacanza “selvaggia” fosse proprio una copia di Robinson Crusoe: paradossalmente ci ha aiutati molto. Ci siamo in qualche modo ispirati e con un po’ di fantasia stiamo vivendo bene: la dieta a base di pesce non è il massimo ma ce la facciamo bastare. Mi manca la pasta. Tuttavia, se non vogliamo morire mentre sulla terraferma qualcuno (spero) ci cerca, questo dobbiamo fare.

Passo molto tempo a specchiarmi nelle acque cristalline di questa isola solitaria nel mezzo del mediterraneo: inizio a dimagrire, ma i miei lunghi capelli neri sembrano più lisci che mai. Sofia invece si è adattata perfettamente a questa nuova vita: il suo corpo minuto ha preso peso e la sua pelle una vota chiara adesso è abbronzata, sembra integrarsi perfettamente con l’ambiente intorno a sé. Se ripenso alla prima volta che ci siamo visti mi sembra anni luce lontano: un appuntamento al buio a dicembre in una fredda caffetteria dei parioli. Avevano finito il posto a sedere all’interno e ci avevano schiaffati all’esterno sotto il calore intermittente di un fungo a gas. Ora paradossalmente il caldo non ci manca. Tranne di notte.

Il freddo oggi mi ha davvero devastato: ho passato la mattinata a tremare e quando Sofia mi ha chiesto di accompagnarla a pesca le ho detto bruscamente che non me la sentivo. È andata da sola, dall’altro lato della spiaggia. Nonostante non sia segnata sulle mappe (motivo per il quale l’abbiamo presa in pieno con la nostra piccola imbarcazione) l’isoletta è lunga un paio di chilometri, quindi l’altro lato della spiaggia è a qualche minuto. Passerò la giornata cercare di smantellare al meglio la barca incagliata sugli scogli: più legno raccogliamo più possiamo riutilizzare i materiali per costruire qualcosa con un tetto sopra la testa. “

Il freddo dell’anima (Giorno 1)

“Questa cazzo di escursione termica mi ucciderà: il freddo notturno è una sensazione veramente impossibile da gestire. Mi sembra di sentire le ossa congelarsi come un ghiacciolo lasciato nel freezer. Dormire accanto al fuoco non ha sortito nessun effetto, sto ancora male. Giurerei di essermi svegliato con la testa dentro la cenere stamattina… Quando mi sono svegliato Sofia era già andata a lavarsi in mare.

Comunque svegliarsi nella cenere fa davvero schifo: per poco non mi soffocavo mentre cercavo di svegliarmi per via di tutta la roba inalata, per non parlare del “trip” da ceneri inalate che ho sperimentato nei primi cinque minuti del mio risveglio. Non so che cosa ho visto esattamente, ma per un istante tutto ciò che era intorno a me è inizia a congelare come se fossimo nel mezzo della tundra più glaciale. Poi improvvisamente le braci spente di fronte a me hanno iniziato ad agitarsi come se qualcuno le scuotesse da sotto la terra. In un istante ho come avuto la sensazione che da quello spettacolo tribale fosse fuoriuscita una voce che mi sussurrava di futuri tremendi in cui tutto era gelo e niente poteva contrastare il fuoco gelido che sarebbe arrivato… Poi tutto è svanito e mi sono reso conto di essere ancora sulla nostra sfortunata ma confortevole isola.

Sto iniziando ad avere i deliri tipici dei sopravvissuti? Tra poco urlerò “Wilson” a Sofia?

No, a breve qualcuno ci troverà e potremmo tornare alla nostra vita del cazzo nella periferia romana.”

Sei la mia forza (Giorno 2)

“Io… io non capisco. Stanotte ho passato un’altra notte insonne mentre il freddo più glaciale mi mangiava letteralmente la carne. Mentre Sofia dormiva beata accanto a me, io alternavo visioni febbrili a pianti isterici. E poi mi sono svegliato. In questo modo. Nell’incavo delle mie braccia, lì dove ci sono le ascelle adesso ci sono due… cose. Per la loro lunghezza e al tatto sembrano delle braccia, ma non hanno ossa e sopratutto non hanno dita. Sembrano dei moncherini ma appena mi concentro su di loro e provo a “muoverli” si irrigidiscono come due stalattiti e un tremendo senso di gelo mi attanaglia tutto il corpo. Nei primi istanti di realizzazione di questa mia nuova condizione ho avuto un attacco di panico misto a una crisi isterica, ho iniziato a dare calci alle cose che mi trovavo e il libro che mi aveva regalato Sofia è finito in acqua, rovinandosi completamente. Credo di aver pianto per due ore buone mentre Sofia mi stringeva. Il suo abbraccio è l’unica cosa che mi fa sentire del calore…o me lo sto immaginando?”

Come la neve che cade (Giorno 3)

“Ho sognato una nevicata. Come quella bella e imponente che è caduta su Roma qualche anno fa. Quella che ha paralizzato la città per due settimane ma ci ha permesso di respirare per qualche giorno, in un panorama mozzafiato fatto di neve bianchissima. Ero seduto davanti alla finestra di casa mia e osservavo la neve cadere, un fiocco alla volta: fiocchi talmente grande da sembrare quasi dei grossi denti candidi.

Credo che questo sogno sia la versione romantica di quando sogni di andare a pisciare e poi effettivamente ti sei fatto la pipì addosso… solo che al posto della pipì tra le mie gambe stamattina c’erano tutti i miei denti. Il primo pensiero che ho avuto è stato uno tremendamente infantile: mi sono detto che l’indomani sarei diventato ricco se avessi nascosto questa roba sotto al cuscino fatto di stracci che uso per dormire. Un pensiero da bambino per uno che adesso sbava come un neonato e non può più comunicare senza usare versi incomprensibili. Questo piccolo momento di accettazione è stato rapidamente sostituito da una terribile realizzazione: se non potevo parlare non potevo neanche mangiare! Ho raggiunto rapidamente uno dei pesci che stavamo tentando di conservare sotto il poco sale che avevamo salvato dal relitto e ho provato a morderlo: istintivamente ci ho sbavato sopra una cosa della stessa consistenza di un acido gastrico che l’ha lentamente sciolto e mi ha permesso di mandarlo giù, ossa comprese. In quella posizione, rannicchiato come una bestia con i miei moncherini rigidi sotto le mie ascelle, Sofia mi ha scoperto svegliata dai miei movimenti inconsulti: ha urlato vedendomi in quella condizione e istintivamente gli sono andata incontro. Lei si è ritratta e ha iniziato a straparlare. Ha iniziato a blaterare di qualche malattia che poteva avermi colpito e ha iniziato a cercare per tutta l’isola tracce di insetti che potevano avermi morso. È stata due ore a guardare sotto le pietre e tra le fronde, ma il massimo che ha trovato è stato il nido di una biscia innocua. Io l’ho guardata per tutto il tempo sbavando la mia nuova bava bianchiccia e quando ho realizzato che stava semplicemente cercando il niente in un’isola deserta e che non c’era niente che poteva spiegare una diavoleria del genere, ho iniziato a piangere nella mia nuova maniera, davvero questa volta come un neonato. Lei ha visto questa scena pietosa e mi è corsa incontro, per ritrarsi in un istante: la mia bava l’aveva ustionata su una spalla e della voglia di starmi accanto e di accudirmi, come il giorno prima, era rimasta solo e unicamente la paura di avere qualcosa i incomprensibile accanto a lei. E allora le mie lacrime di paura si sono trasformate in un gutturale urlo di una bestia ferita, un animale arrabbiato per essere solo che una bestia, dopo aver sperimentato la libertà data agli uomini.”

Scusami… (Giorno 4)

“Ormai dormo distante da Sofia: questa malattia che mi sta affliggendo mi rende sempre più instabile, sia emotivamente che fisicamente e ho il terrore che Sofia, che già mi osserva con paura atavica, sia messa in pericolo da qualche mio bizzarro sintomo. Stanotte, tra i deliri del gelo che mi paralizza ogni notte ho sognato che le mie mani cadevano perché ormai incancrenite da una tormenta che nella mia testa andava avanti per giorni. Stamattina quando mi sono svegliato le mie mani non erano cadute, ma le dita durante la notte si erano talmente irrigidite che adesso non si staccano più. Anzi sembra che la pelle tra le dita si sia fusa e ora mi ritrovo con quattro moncherini che al minimo accenno di nervosismo o di paura si irrigidiscono, torturandomi con nuove “vampate” di gelo. Mentre mi dimeno disperato nella mia nuova condizione, Sofia incrocia il mio sguardo e posando gli occhi sul mio nuovo corpo riesce solo a esclamare “che schifo” quasi involontariamente…da questo momento in poi non ricordo niente”

“Sofia mi dispiace, ho provato a dirtelo ma dalla mia bocca è uscita solo altra bava mista al tuo sangue, ho provato a dirti che ti amo ma sono riuscito solo a vomitare quel poco della tua spalla che qualsiasi cosa abbia agito al posto mio ha deciso di prendersi. Sofia scusami, io ti amo ma non riesco a fare altro che urlartelo come una bestia ferita e pronta a morire. Sofia ti prego guardami ancora una volta, non sparire dall’altra parte dell’isola, non lasciarmi solo, non lasciarmi senza il tuo sangu… senza il tuo sguardo, non lasciarmi senza te. Ho bisogno di te, in ogni modo. Non allontanarti da me, non guardarmi come l’ennesima sfida di sopravvivenza di questa isola maledetta.”

“Ti stai divertendo eh? Stai osservando questa tragedia e ci stai ridendo sopra vero? Io ti ho visto, chi cazzo sei? Ti vedo dietro le fronde da stamattina: sembri una bestia informe come me, ma nei tuoi occhi c’è una calma che il mio cuore in delirio non può assolutamente capire, come puoi vivere nella NOSTRA condizione e trovarti a tuo agio??? DOVE SEI? Ti ho cercato ovunque, tranne dove ora Sofia si rintana, ma di te ho trovato solo un piccolo ciottolo colorato a forma di goccia, palesemente rovinato e corroso dalla stessa bava che sputo in questo momento.”

Momenti di spensieratezza (Giorno 5)

“Questo tormento che mi affligge sembra avermi fatto un grottesco regalo. Stamattina mi sono svegliato ormai rassegnato all’idea di avere l’ennesima pustola o un terzo occhio. Invece mi sono risvegliato semplicemente più… rigido. Le mie braccia, o le mie chele, o quello ce sono, si sono indurite al punto tale da sembrare capaci di tagliare l’aria stessa… Ho avuto un ennesimo pensiero infantile e stupido. Mi sono sentito per un attimo, nella mia penosa situazione, come un Pokémon. Ho iniziato a giocare: se non potevo evitare tutto questo schifo, potevo trarne almeno un momento di spensieratezza. Mi sono messo a fare finta di essere una potente bestia leggendaria e, come un ragazzino di 6 anni, mi sono messo a ricreare le più famose mosse del gioco, quando mi sono reso conto che la mia nuova condizione mi permetteva di planare! Mi sono subito lanciato da uno degli scogli più alti dell’isoletta e mi sono messo quasi a volare! Per pochi minuti è stato terribilmente divertente e la mia testa si era persa a trovare nuovi metodi per aumentare il mio tempo di volo… quando Sofia mi ha urlato contro dalla spiaggia. Mi sono avvicinato a lei pensando che stesse condividendo con me quel momento di gioia. Ma mi sbagliavo. Ha iniziato a urlarmi contro che mi stavo facendo piacere essere diventato un essere informe e che mi è piaciuto farle quello che le ho fatto. Mi ha iniziato a tirare contro qualsiasi cosa, singhiozzando spaventata che di lì a poco sarebbe morta per causa mia. Mi ha lanciato ogni cosa, compreso lo strano ciottolo levigato che custodivo vicino al mio giaciglio… spaccandolo in due metà quasi perfette.”

Un doloroso addio (Giorno 6)

“Se devo essere una bestia, lo sarò fino in fondo. Altro giorno, altra stramberia: ora mi posso guardare la schiena! I miei occhi, una volta saldi nel mio cranio, sono letteralmente usciti fuori dalla mia testa e ora li posso muovere come due telecamere comandate. Posso guardarmi un po’ ovunque: le nuove protuberanze sono abbastanza lunghe da abbracciare tutto il mio corpo. Insomma, ormai questi mutamenti li prendo con una certa filosofia: tanto vale giocarci un po’.

Dirò solo una cosa: vedere il proprio buco del culo è un’esperienza che non voglio mai più fare.

Terminato questo momento di euforia ho guardato all’unica cosa che mi tiene ancora ancorato alla mia umanità: Sofia. L’ho vista vicino alla zattera di fortuna che avevamo iniziato a costruire… e ho realizzato che se vado avanti così non mancherà molto prima che io perda completamente la testa. Così sono stato la bestia che sono diventato. Ho iniziato ad aggredirla con i miei versi gutturali e ho iniziato a sbavare la mia bava-acido cercando di metterle abbastanza paura da farla salire sulla zattera.

Ha funzionato. Addio Amore mio, possa essere il mare un boia più clemente di quanto lo sarei stato io tra poco.”

IO SONO UNA BESTIA (Giorno 7)

“Ecco. È successo. Io. BESTIA. IO . Volo. Io Forte Io ali e Sofia. Sofia cibo. No. Sofia Amore. Io Bestia. Io amore Sofia. Lei cibo Io bestia cibo e amore. Volo. E Ali forti. E vedo. Ovunque. Però no Fuoco. Fuoco male. Fuoco scotta. Sole Scotta io brucio BRUCIO! Sole mi fa bruciare tanto. Tutto guarisce. Sole no. Sofia no. No amore. Cibo. Io volo. Io potente. Io volo su mare di notte. E vedo cibo. Odore di carne. Odore di amore. E ODORE DI BAVA CHE SCIOGLIE. Buono cibo. Cibo ha sapore di Amore. Cibo sapore di Sofia. Cibo è Sofia. Sofia era cibo. Ora morta. Ora puzza di Cadavere ovunque. E resti di Sofia di amore nel mare. Riposa Sofia. Grazie. Mondo mi aspetta. Mondo sarà mio. Io forte. Io amore. Io volo. Arrivo.”

Conclusione:

nella conclusione del gioco, si chiede al giocatore di impersonare un nuovo personaggio, che in una futura partita di Metamorfosi, sarà il protagonista delle nuove vicende che giocheremo:

“Certo questa storia di questa naufraga trovata smembrata nel mediterraneo mi fa senso. Marco dice che i due ragazzi si sono mangiati a vicenda perché non avevano più niente da mangiare. Chissà come è potuto succedere? Vabbè dai. Non c’è da preoccuparsi con marco, lui è un viaggiatore esperto. Chissà se avremo modo di passare per il punto in cui è stata ritrovata la povera Sofia. Credo sia doveroso lasciarle un pensiero. Riposa in pace Sofia, Riposa in Pace Giovanni, ovunque tu sia.”

l'occhio della follia in metamorfosi
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bigo-riquadro

Rimanere cambiati per sempre.

Metamorfosi è un gioco che ti garantisce un’esperienza di scrittura creativa altamente personalizzata e immersiva: mettersi al tavolo a scrivere mentre qualsiasi cosa che ti è attorno diventa un elemento ispirante che ti porta a giocare i 7 giorni tutti d’un fiato, non perdendo mai l’ispirazione per scrivere poiché le domande poste dal manuale di volta in volta sono di una semplicità tale che ti permettono di ideare risposte articolate senza perdersi in pensieri articolati: le domande poste dal manuale ti chiedono di descrivere sensazioni terrene e umane e di come queste sensazioni si riflettano a cascata sul tuo animo. Questo semplice meccanismo mi ha coinvolto in maniera tale da ricordarmi alcuni strumenti di preparazione teatrale, attraverso i quali si scrivono stralci della vita del nostro personaggio da interpretare, per aumentare la connessione tra l’entità immaginaria del personaggio e quella reale di chi poi lo porta in scena.

Metamorfosi è un gioco-esercizio che ti garantisce una immedesimazione totale in una esperienza che (forse) non farai mai nell’esistenza, donandoti il privilegio di diventare, a conti fatti, una vera bestia.

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Ceravolox

In casa sua c’è addirittura una stanza denominata La Biblioteca in cui vivono quasi un centinaio di manuali, in – decisamente- rapido aumento. Assieme al gioco di ruolo ha inevitabilmente sviluppato la passione per il gioco da tavolo, che ama quasi quanto il gioco di ruolo.

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