Cronache

I Colori delle Emozioni: rispolveriamo questo titolo

Timbro letto per voi

Lo so, è vero… I Colori delle Emozioni non è l’ultimissimo titolo uscito, ma credo proprio sia necessario dedicargli qualche minuto in questo finale del 2020. Soprattutto perché, tramite i miei social, ho notato che non è un gioco molto conosciuto tra le mamme e i papà, nonni o tutori che raramente giocano o conoscono affatto i GdT. Del libro, dal quale si è estrapolato il gioco, quasi tutti ne conoscono i pregi. Ecco cosa mi ha portato a spingermi in questa direzione: far conoscere le molteplici virtù anche del gioco da tavolo.

Una vita di emozioni

Quante volte anche noi adulti ci siamo imbattuti in emozioni difficili da comprendere? E quante volte ci è capitato di trovare i nostri bambini imbronciati o delusi, euforici, silenziosi o particolarmente logorroici? Per non parlare di quante volte chiediamo le motivazioni per quel loro sbalzo emotivo, girandoci mooolto largo? “Tesoro, tutto bene oggi a scuola?”, “Amore, con chi hai giocato in ludoteca questo pomeriggio?”, “Cucciola/o, che video hai guardato prima?”

I Colori delle Emozioni non ci gira per nulla intorno e va dritto all’emozione stessa per motivarne la causa e non viceversa, come magari ci capita di fare a casa.
Un pensiero corretto potrebbe essere “Ma non abbiamo bisogno di un gioco per chiedere al bambino in quale occasione si sente arrabbiato o calmo”. E’ vero, ma molto probabilmente non ne verrà fuori molto o nulla, per il semplice motivo che è assolutamente difficile per loro associare le due cose e puntandogli i riflettori addosso potrebbero sentirsi frustrati. Con il gioco, invece, si sentono di avere una missione comune con tutti gli altri giocatori, sono tutti alla pari e motivati a risolvere i colori e metterli nei vasetti giusti. Quindi saranno più propensi a lavorare sulla propria emozione e trovargli una giusta collocazione nella vita reale.

Come si gioca a I Colori delle Emozioni

Lo scopo di tutti noi sarà aiutare il buffo e simpatico Mostro dei Colori a separare le proprie emozioni, rimettendole al posto giusto perché si sente confuso senza saperne il motivo. Ma come fare? Cominciamo con il posizionare il tabellone al centro del tavolo e su ogni colore piazziamo i segnalini emozioni del colore corrispondente sopra di esso. Le grandi pedine del Mostro e della sua aiutante bambina andranno sulla casella rosa. Ora su ogni mensola si posizioneranno a caso gli 8 barattoli con il lato colorato nascosto. Ad ogni turno lanceremo il grande dado e ci sposteremo, con il Mostro, di tante caselle quanto il numero uscito. Se il lato del dado ci darà una spirale potremo scegliere una qualsiasi casella, se esce invece la bambina, verrà spostata nel luogo in cui si trova il suo amico Mostro.

Quando il Mostro finisce su una casella, il giocatore di turno dovrà dire qualcosa che gli causa quelle specifica emozione: sul  giallo sarà allegria, sul blu invece tristezza, rosso ovviamente rabbia, nero corrisponde alla paura e verde alla calma. Appena terminato di descrivere l’emozione si sceglie un barattolo su uno degli scaffali, si gira e se il colore è dello stesso segnalino su cui ci troviamo potremo metterlo all’interno del barattolo, così un’emozione sarà risolta. Se il colore sarà diverso dal segnalino allora lo si riporrà sul tabellone e il barattolo sulla mensola.

Se il barattolo avrà un miscuglio di colori il giocatore di turno dovrà scambiare la posizione di due barattoli ancora vuoti e lasciare visibile quello del miscuglio, fino a che il Mostro e la bambina finiscono sulla stessa casella. Lei lo aiuterà a non essere sopraffatto dalle sue emozioni confuse girando il barattolo in modo da non essere più visibile la parte colorata. Nel caso si girasse il terzo barattolo con il miscuglio di colori, il povero Mostro andrà a dormire ancora confuso e si ritenterà la prossima partita. La partita sarà vinta nel momento in cui tutti i 5 barattoli conterranno i segnalini dell’emozione corrispondente.

La mia esperienza…

Devo dire che questo gioco è un ottimo strumento per tranquillizzare il bambino, che qualsiasi emozione provi non è sbagliata e va accettata da se stessi in modo da riuscire a riconoscere, controllare e soprattutto elaborare. I miei figli adorano I Colori delle Emozioni, lo propongo quando voglio indagare su cosa gli frulla in quelle meravigliose testoline e loro mi chiedono volentieri di giocarci per motivi differenti. Mio figlio più grande per raccontare qualcosa. Mia figlia, invece, perché può gioire per la facile vittoria.

Eh si, è molto facile vincere, ma ci sta.

Si scoprono cose interessanti intorno a questo gioco cooperativo, è fondamentale dare il buon esempio. Infatti noi adulti non dobbiamo esimerci dal giocarlo rimanendo solo spettatori, ma dobbiamo esprimere anche noi cosa proviamo e quando ci sentiamo impauriti, calmi o arrabbiati, allegri o tristi. Il bambino si lascerà più facilmente andare e gli aiutini sono ovviamente consentiti se non addirittura necessari. Poi se un giocatore proprio non riesce a trovare una collocazione a quella specifica emozione si può trasferire l’emozione al Mostro stesso: “Quando, secondo te, il Mostro si sente allegro?” così si potranno inventare storie, che anche se non in prima persona, il bambino assocerà l’evento all’emozione.

Vi avverto, se siete di lacrima facile come me, munitevi di un bel pacco di fazzoletti… Mi emoziono ad ogni partita e certe risposte mi riempiono di gioia e sbigottimento, quando si tratta di emozioni positive, ovvio. Quando invece parlano delle loro paure o dei momenti in cui si sentono tristi mi trasformo in supermum (almeno ci provo) e tento di centrare il discorso aiutandoli indirettamente nei giorni che seguono.

I materiali sono pochi ma strepitosi… Le pedine “mostruosamente” giganti in legno liscio e il dado anch’esso cicciotto e sempre in legno. Materiali in cartone spesso e resistente. Ho apprezzato anche i disegni, sembrano proprio fatti dai bimbi, adorabili. Non lo consiglierei per didattiche scolastiche, sono argomenti troppo sensibili e personali, il bambino si sentirebbe troppo pressato dai compagni intorno. Il timore di essere giudicati li porterebbe a bloccarsi ancora di più e sappiamo che i bimbi possono essere brutalmente schietti.

 

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5 commenti

        1. Ciao Vale! Il gioco è consigliato dai 4 anni in su. Direi che il limite dato sia corretto. A 3 anni ci si possono cominciare ad approcciare, ma siamo proprio al limite.

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